Cambiamenti demografici e imprese: la crescita passa dalle persone
L’11 luglio si celebra la Giornata mondiale della popolazione, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sulle trasformazioni demografiche e sulle loro conseguenze economiche e sociali.
Tra queste conseguenze ce n’è una che interessa direttamente le imprese: nei prossimi anni il numero delle persone in età lavorativa diminuirà e reperire le professionalità necessarie diventerà più difficile.
Il calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione stanno già modificando il mercato del lavoro. Da una parte, le aziende devono competere per un bacino di competenze più ristretto; dall’altra, una parte delle persone con maggiore esperienza si avvicina alla pensione, portando con sé conoscenze che non sempre vengono trasferite in modo efficace.
La difficoltà nel trovare persone qualificate, però, non dipende esclusivamente dalla demografia. Dipende anche da quanto le imprese
riescono a riconoscere e valorizzare le competenze che hanno già a disposizione.
Il potenziale professionale femminile ne è un esempio. Molte donne incontrano ancora ostacoli nella crescita, spesso perché i modelli organizzativi non facilitano la conciliazione tra lavoro, genitorialità e responsabilità familiari.
Per un’impresa, trascurare questa risorsa vuol dire restringere ulteriormente il proprio bacino di competenze, aumentare il rischio di turnover e perdere professionalità nelle quali ha già investito. La parità di genere assume quindi un valore che va oltre il principio di equità: diventa una leva per proteggere il capitale umano e garantire maggiore continuità all’organizzazione.
Dalla gestione quotidiana alla pianificazione
Affrontare questo cambiamento richiede uno sguardo più lungo. Non basta intervenire quando una professionalità viene a mancare: occorre capire in anticipo quali competenze serviranno, dove potrebbero emergere le principali carenze e come preservare il patrimonio di conoscenze
già presente in azienda.
Una pianificazione efficace dovrebbe quindi aiutare l’impresa a:
• individuare le competenze strategiche per il propriofuturo;
• anticipare le possibili carenze professionali;
• favorire il passaggio delle conoscenze tra generazioni;
• rendere più trasparenti i processi di selezione e carriera;
• definire obiettivi e indicatori per misurare i risultati.
In questo quadro, anche le politiche di equità retributiva, sostegno alla genitorialità e conciliazione tra vita e lavoro diventano parte della gestione aziendale. Incidono sulla possibilità delle persone di crescere nell’organizzazione e sulla loro scelta di rimanervi nel tempo.
Assumere le persone giuste, infatti, risolve soltanto una parte del problema. Se l’ambiente di lavoro non permette loro di sviluppare le proprie capacità, l’impresa continuerà a perdere competenze e a sostenerne nuovamente i costi di ricerca e formazione.
Valorizzare il potenziale femminile significa allora preparare l’azienda a un mercato del lavoro in cui le professionalità saranno più difficili da reperire. Significa ampliare le competenze disponibili e creare condizioni che permettano alle persone di contribuire pienamente alla crescita dell’organizzazione.
La certificazione come strumento di gestione
La Certificazione della Parità di Genere secondo la UNI/PdR 125:2022 offre alle imprese un metodo per organizzare questo lavoro e verificarne i risultati.
Il sistema prende in esame sei aree:
• cultura e strategia;
• governance;
• processi HR;
• opportunità di crescita e inclusione delle donne;
• equità retributiva;
• tutela della genitorialità e conciliazione tra vita e lavoro.
Il valore della certificazione non risiede soltanto nel riconoscimento finale. Il percorso porta l’impresa ad analizzare le politiche già adottate, individuare le aree che richiedono un intervento e stabilire obiettivi verificabili nel tempo.
La certificazione può così diventare uno strumento di gestione, collegando le politiche per la parità alle esigenze organizzative e alle prospettive di sviluppo dell’azienda.
Per le imprese certificate sono inoltre previste alcune misure premiali:
• esonero contributivo fino all’1%, entro il limite massimo di 50.000 euro annui;
• possibile riduzione fino al 20% della garanzia provvisoria nelle gare pubbliche;
• premialità nell’ambito di gare, bandi e progetti.
Il percorso, tuttavia, deve partire dalla realtà della singola impresa. Struttura, settore, composizione del personale e obiettivi aziendali determinano priorità ed esigenze diverse.
Noverim affianca l’azienda dalla valutazione iniziale degli indicatori alla definizione delle azioni di miglioramento, fino alla predisposizione della documentazione e alla preparazione dell’audit, grazie alla convenzione con l’ente certificatore UNITER.
La parità di genere può inoltre inserirsi in una strategia di sostenibilità più ampia. Attraverso il Report ESG, l’impresa può rendicontare le politiche dedicate alle persone e il valore generato sul capitale umano, integrando questi aspetti nella propria strategia.
La Giornata mondiale della popolazione offre dunque lo spunto per guardare a un problema che riguarda già il presente delle aziende.
Se le competenze diventano più difficili da trovare, lasciare inutilizzata una parte del talento disponibile rappresenta un rischio che le imprese non possono
più ignorare.
Pianificare le competenze e valorizzare pienamente le persone significa tutelare le risorse da cui dipendono la continuità e il futuro dell’impresa.
Costruiamo insieme il percorso più adatto alla tua impresa.